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La scuola oggi deve affrontare il tema delle relazioni, dell’incontro con gli altri e della gestione delle differenze. Differenze visibili, diventate un “ingrediente” normale della pratica quotidiana grazie alla presenza di chi viene da lontano con la propria lingua, religione e cultura. La scuola deve così mettere l’accento sull’”inter”, sul processo di confronto-scambio, di cambiamento reciproco e nello stesso tempo, sottolineare l’unità e la convivenza democratica. Gli insegnanti sono chiamati, sulla base di una rinnovata professionalità, ad “educare all’interculturalità, cioè a costruire la disponibilità a conoscere e a farsi conoscere nel rispetto dell’identità di ciascuno in un clima di dialogo e di solidarietà” (C.M. n°73 del 2/03/’94).
Tre sono gli obiettivi:

  • attenzione alla relazione, attraverso l’attivazione nella scuola di un clima di apertura e di dialogo;
  • attenzione ai saperi, attraverso l’impegno interculturale nell’insegnamento disciplinare e interdisciplinare;
  • attenzione all’interazione e allo scambio attraverso lo svolgimento di interventi integrativi delle attività curricolari, anche con il contributo di Enti e di Istituzioni varie.

L’educazione interculturale non è quindi uno specialismo, una disciplina aggiuntiva che si colloca in un momento prestabilito dell’orario scolastico, ma un approccio a rivedere i curricoli formativi, gli stili comunicativi, la gestione educativa delle differenze e dei bisogni di apprendimento.
Il protocollo di accoglienza si propone di:

  • definire procedure da seguire all’interno della scuola in termini di accoglienza di alunni stranieri;
  • facilitare l’ingresso degli alunni di altre nazionalità nel sistema scolastico;
  • sostenere gli alunni neoarrivati nella fase di adattamento al nuovo contesto;
  • favorire un clima di accoglienza e di attenzione alle relazioni che prevenga e rimuova eventuali ostacoli
  • costruire un contesto favorevole all’incontro con le altre culture e con le “storie” di ogni alunno; promuovere la comunicazione e la collaborazione fra scuola e territorio.

Il protocollo di accoglienza delinea la prassi da seguire di carattere:

  • amministrativo (iscrizione);
  • comunicativo relazionale (prima conoscenza);
  • educativo-didattico ( proposta di assegnazione alla classe, accoglienza, educazione interculturale, insegnamento dell’italiano come seconda lingua);
  • sociale (rapporti e collaborazioni con il territorio).

Al momento dell’iscrizione del proprio figlio alla scuola è probabilmente, per la famiglia straniera il primo incontro col sistema educativo italiano. Momento molto importante per la scuola perché permette di raccogliere informazioni sul neo iscritto e per la famiglia che ha bisogno di avere tutte le indicazioni necessarie per orientarsi nella nuova situazione. La scuola predispone moduli iscrizione in più lingue , questionario bilingue che consenta di raccogliere informazioni sull’alunno e la famiglia traduzione di una sintesi del POF in varie lingue ( della quale si allega opuscolo informativo).

La prima conoscenza avviene tramite un incontro tra docente con funzione obiettivo (area territorio) con i genitori alla presenza di un mediatore culturale (se c’è la disponibilità economica) e un successivo colloquio con l’alunno.In questa fase si raccolgono informazioni sulla storia personale e scolastica dell’alunno, sulla situazione familiare, sugli interessi, sulle abilità, sulle competenze possedute.I dati raccolti nelle fasi precedenti permettono di assumere decisioni in merito alla classe di inserimento e secondo le indicazioni del DRP 31/08/’99 n°394.
“ I minori stranieri soggetti all’obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che venga deliberata l’iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto:

  1. dell’ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell’alunno, che può determinare l’iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all’età anagrafica;
  2. dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno;
  3. del corso di studi eventualmente seguito dall’alunno nel Paese di provenienza;
  4. del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno”.
E’ auspicabile che ogni classe non abbia più di 5 alunni stranieri neoiscritti e che vengano eventualmente raggruppati a parità di età per etnie.

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